15 ottobre 1876…iniziava, 150 anni fa, il lungo cammino dell’Istituto Suore dell’ Immacolata, l’opera fortemente voluta dall”umile prete”, come amava definirsi Sant’ Agostino Roscelli, che proprio in quella data inaugurò la prima casa su un terreno di Borgo Pila, in via Volturno , vicino agli orti sul Bisagno e all’ Oratorio di Santa Zita, che stava per diventare parrocchia.
Le sue esperienze molteplici di vita dopo essere giunto, da Bargone, dove era nato, a Genova, (confessore, cappellano, membro della Misericordia, che accompagnava i condannati a morte all’ultimo appuntamento) avevano maturato in lui il desiderio di cercare di prevenire, educando, tante situazioni di pericolo morale e materiale a cui le giovani donne erano esposte in una grande città. Già due case laboratorio erano sorte, in via Colombo e in Borgo Lanieri e il loro grande successo aveva spinto le prime maestre stesse a chiedere di potersi consacrare totalmente a Dio. Dopo l’approvazione e l’incoraggiamento dell’ Arcivescovo di Genova, Mons. Magnasco e dello stesso Papa Pio IX, Sant’Agostino vinse l’umiltà e la ritrosia ad assumere un ruolo da protagonista e diede vita così alla nuova congregazione, che dedicò alla Vergine Immacolata, sia perché l’ Immacolata Concezione era diventato dogma emanato dal Papa Pio IX, sia perché così si era definita la Signora apparsa a Lourdes a Bernadette Soubirous.
Innumerevoli sono state, in questi 150 anni, le attività svolte dalle tante Suore dell’ Immacolata, che, da quella prima casa, si sono espanse, aprendo altre case a Genova, poi in altre città d’Italia, quindi in altri paesi del mondo, prodigandosi nell’ insegnamento, nella cura dei malati, nell’apostolato.
La piccola casa di via Volturno, danneggiata durante la seconda guerra mondiale, è stata ricostruita nei primi anni ’50 del ‘900 con ingresso su Piazza Paolo da Novi, conservando un piccolo locale dove si trova l’inginocchiatoio del fondatore. L’edificio è un esempio di come dovrebbe sempre essere una scuola, cioè luminosa, ordinata, accogliente e, nel contempo, rispecchia le caratteristiche del fondatore: l’efficienza, l’essenzialità, la modestia, tanto che lo si intravvede appena, in un angolo della piazza, dietro una cancellata.
In quella scuola io sono entrata a 3 anni, nel 1947, orfana di padre caduto in guerra e figlia di una mamma vedova troppo presto e impegnata a lavorare duramente come ostetrica per provvedere a me. Vi ho trovato accoglienza, serenità, calore, vi sono rimasta fino all’esame di maturità e poi tornata ad insegnare lettere per più di 40 anni. Anche mia figlia, che ora vi insegna a sua volta, e i miei tre nipoti sono tutti stati “immacolatini” per l’intero ciclo di studi, per convinzione, sentimento, libera scelta.
La scuola di P.za Paolo da Novi è stata per tanti decenni la mia seconda casa. Il clima che vi ho respirato è sempre stato quello di attenzione per il singolo individuo e i suoi problemi, di desiderio di educare ai valori e non solo di trasmettere nozioni, di apertura al mondo esterno ed alle sue problematiche e non di chiusura élitaria.
Per citare tutte le Suore dell’ Immacolata che ho conosciuto nella mia vita e che hanno avuto un ruolo determinante nella mia formazione umana, non solo nella mia preparazione, dovrei fare un elenco troppo lungo. Vorrei, però, citare almeno quelle che hanno lasciato in me un’impronta maggiore e che ora sono in un’altra casa, quella del Padre, a ricevere dallo Sposo il “premio che i desideri avanza”, per citare un celebre verso manzoniano.
Degli anni della scuola materna, ricordo con affetto Suor Maria Firmina, la sua allegria contagiosa, la sua abilità nel suonare il pianoforte, il suo saper essere bambina tra i bambini.
Per la scuola primaria, un pensiero particolare va a Suor Maria Leopolda, la dolcissima maestra di prima elementare, alla quale tornavo a rifugiarmi quando mi sembrava troppo rigida un’altra maestra dei bambini più grandi.
La severissima Suor Maria Concettina, che incuteva una soggezione inversamente proporzionale alla sua statura alle alunne della scuola media, ha avuto il grande merito di farmi amare la letteratura.
Negli anni del Liceo Scientifico, due figure di spicco resteranno per sempre nel mio cuore e nella mia memoria: Suor Maria Rachele e Suor Maria Amata.
La prima, dalla mente profonda e lungimirante, abbinata ad una grande dolcezza e pazienza, aveva avuto la grande intuizione, non scontata nei primi anni ’50 del ‘900, quando ancora si pensava che le donne non fossero portate agli studi matematico-scientifici, di inaugurare proprio un liceo scientifico, il primo non statale di Genova, quando già esistevano una scuola magistrale ed un istituto magistrale delle Suore dell’ Immacolata. Le prime classi erano composte da poche alunne, ma il numero degli studenti è sempre cresciuto negli anni ed oggi il nostro liceo è una realtà consolidata nel tempo, solida ed apprezzata sul territorio, riconosciuta dalla parità concessa dal Ministero.
Suor Maria Amata è stata non solo la mia professoressa di lettere, ma un grande esempio di umanità, modestia, intelligenza, mai esibite e sorrette da una vocazione autentica e profonda. E’ stata per tutta la vita un punto di riferimento, una confidente, un modello di come si possa arrivare ad un’età avanzata mantenendo la giovinezza della mente ed il desiderio di continuare a leggere e ad apprendere.
Non ho avuto come docente Suor Maria Matilde, ma siamo state vicine come colleghe e nell’associazione ex alunni, che aveva voluto, organizzato, diretto. Suor Matilde aveva una personalità forte, carismatica, originale e chiunque abbia seguito una sua lezione di storia o di filosofia ne è rimasto affascinato. E’ anche grazie alla sua opera e testimonianza se la causa che ha portato all’onore degli altari il fondatore è risultata vincente e se il 10 giugno 2001 Sua Santità Giovanni Paolo II ha proclamato Santo Don Agostino Roscelli.
Un segno profondo hanno lasciato nella storia del liceo anche le due Suor Terese, una docente di Inglese, l’altra di matematica e poi Preside e Suor Spada, Preside anch’ella per molti anni. E, tra chi è scomparsa recentemente, non posso non citare Suor Giancarla e Suor Anna, l’una prima maestra e poi efficientissima direttrice della primaria, la seconda maestra della materna amatissima dai bambini.
Le Suore dell’ Immacolata di oggi hanno un compito difficile: la crisi delle vocazioni che ha colpito tutte le comunità religiose, in una società sempre più laicizzata, individualista, materialista, ne ha ridotto notevolmente il numero .
Sarebbe facile e comprensibile che si lasciassero scoraggiare, ma questo non deve accadere, perché esse sono le eredi di valori, sentimenti, azioni che sono stati alimentati in questi 150 anni da tante delle consorelle che le hanno precedute. Il carisma del fondatore, i suoi intenti, la sua missione devono rimanere, anche se sono mutati i tempi, le circostanze, le realtà esterne.
Le vie del vento che trasporta i semi prima che essi germoglino nei terreni sono misteriose e incomprensibili, ma occorre aver fiducia in Colui che si trova al di là dei confini del tempo e dello spazio e i cui disegni appaiono imperscrutabili a noi, che siamo piccolissime tessere di un immenso mosaico.
Celebriamo, quindi, questi 150 anni, con commozione, consapevolezza, gratitudine , con la rinnovata speranza che la grande famiglia delle Immacolatine, che comprende le religiose, gli ex allievi e gli allievi attuali, le loro famiglie, tutti coloro che a vario titolo e con diversi compiti hanno contribuito a farne una realtà viva, feconda e operante per tanti decenni, possa proseguire ancora lungo la strada tracciata da Sant’Agostino Roscelli.
Renata






